“50 sfumature di grigio”.
Giudizio complessivo: film tranquillo,, assolutamente non impegnativo e soprattutto, non adatto agli “addetti ai lavori”; semmai, il film è piuttosto divulgativo e si dimostra una versione diluita del BDSM.

Infatti, a dispetto di come viene venduto e celebrato nel circuito mediatico, il film non è paradigmatico dell’universo BDSM, in quanto si limita a tematizzare una storia d’amore, fondandola sicuramente sull’aspetto sessuale e spingendo la sfera sessuale un po’ più in là rispetto alla tradizionale rappresentazione di una relazione, ma non raggiunge l’obiettivo di soddisfare i cultori del BDSM autentico.

Comunque, 20 sono i minuti (sui circa 120 dell’intera pellicola) dedicati a scene di sesso: un po’ poco, mi sembra per un film che ambisce ad essere definito come uno dei più scandalosi degli ultimi anni.

Insomma, trovo che il film deluda le aspettative che ha generato, anche se, comunque, come il libro da cui è stato tratto, ha ottenuto un clamoroso successo di pubblico[1].

Qui si pone una considerazione: in generale, quali sono i fattori che decretano il successo di un prodotto culturale?  E in particolare, perché un libro come Cinquanta sfumature di grigio arriva a vendere milioni di copie in tutto il mondo e viene tradotto in 51 lingue?

Le ragioni sono molteplici: la collocazione sociale e lo status di prestigio e potere economico che caratterizzano il dominatore costituiscono un motivo di possibile attrazione perché benessere economico e prestigio sociale veicolano un’immagine vincente nella quale è naturale volere identificarsi. Nella pellicola si realizza un’associazione imprescindibile tra potere economico e potere del dominatore per cui, il senso di sicurezza e di controllo – necessario in una relazione di tipo sadomasochistico – in realtà si fonda su più ampie coordinate socioculturali.

In seconda battuta, ritengo che la facilità e lo scarso impegno richiesta al lettore/spettatore dalla fruizione sia del libro sia del film ne renda di fatto possibile l’accesso a una vastità di persone, assicurandone la popolarità.

Inoltre e più sostanzialmente, il film evoca immaginari erotici e situazioni emotive che soddisfano criteri di verosimiglianza e riducono la distanza che una persona può provare tra la propria quotidianità e la magia dello schermo, tra la proiezione di uno scenario che permette, insieme di proiettare su uno schermo come su di una superfice qualcosa che però è profondo e la propria emotività.

Qui si pone una doverosa considerazione: si parla di proiezione di un film e il termine proiezione rimanda ad un ambito fortemente emotivo e psichico[2] che riguarda il processo di identificazione e di costruzione della propria identità. Detto altrimenti: identificazione e proiezione sono  due processi fondamentali nella costruzione di un immaginario (di sé, dell’altro) e sono altresì due fattori che sociologicamente, spiegano il fenomeno del divismo come forme di riconoscimento di qualcosa di sé nell’altro e dunque sentimento di appartenenza.

Su queste basi può attecchire dunque anche un film come 50 sfumature di grigio, perché si fonda su meccanismi di identificazione che alimentano il bisogno di un consumo culturale (banalmente di vedere il film).

Il merchandising che poi completa l’intero apparato di promozione e distribuzione del film in realtà rinforza dei bisogni emotivi più importanti, bisogni che appunto si appropriano simbolicamente di gadget, segni e stili.

Ritornando ora ad un livello di riflessione più concreto, il film rispetto al libro presenta alcune discrepanze, tra le quali, degna di nota è la mancata contestualizzazione della donna che per prima ha introdotto il protagonista dominante nel mondo del BDSM. Trascurare la figura di Mrs Robinson quale esperienza matriciale del BDSM per il dominante mi sembra un grave errore, anche perché è attraverso certi incontri che si dispiegano certe esperienze e lo stesso schema di relazione come esperienza di trasformazione, viene poi ripetuto quando Christian incontra Anastasia.

Vi sono poi alcune inesattezze legate al ricorso di alcuni termini per indicare certi strumenti BDSM, ma forse si tratta solo del solito e ricorrente problema di traduzione.

Concettuale e non meramente linguistico è invece il bagaglio di atteggiamenti mentali e fisici insiti nei ruoli di dominante e dominata; per cui, ritengo inaudito che ad un certo punto del film, Christian Grey parli di devozione che – in quanto dominante – assicurerà ad Anastasia come dominata. Questo è un punto focale: si tratta di un totale sovvertimento di ruoli o meglio, di una confusione del gioco di ruolo…non può essere così, perché la devozione è una precomprensione psicologica che appartiene a chi è sottomesso, in una logica asimmetrica analogo al rapporto di sudditanza che unisce e insieme divide un re dai suoi sudditi.

Ha poi suscitato in me perplessità la reazione direi piatta e senza reazioni di Anastasia quando vede per la prima volta la stanza rossa…dunque come reagireste voi se vi trovaste per la prima volta in assoluto di fronte ad una red room? Ancora: come reagireste voi se vi trovaste per la prima volta in assoluto di fronte ad una red room e se foste non solo all’oscuro dell’esistenza del BDSM e dunque di una stanza rossa, e per di più vergini?

Un altro aspetto non trascurabile del film su cui voglio esprimermi riguarda l’assenza di segni fisici prodotti dalle sculacciate e dall’utilizzo della cinghia. Secondo me è sbagliata la scelta di non mostrare i segni che i colpi inflitti possono lasciare e lasciano, perché non si deve pensare di poter colpire ed essere colpiti come se niente fosse. Ogni colpo non è mai solamente metaforico e l’esperienza delle mani e di altri strumenti sul corpo è comunque un trauma, qualcosa che segna un prima e un dopo: è un’esperienza di ferita che si non si deve confondere con lo stimolo tattile di una carezza, anche se si tratta di una ferita inferta in un rapporto d’amore – come il film vuole veicolare.

Infine, particolarmente indovinata è la  la scelta della colonna sonora, in grado di accompagnare con la giusta intensità i vari momenti del film[3] e questo rimanda al ruolo della musica nella narrazione cinematografica, ruolo qui perfettamente supportato da una riuscita interazione di colonna sonora e immagini.
M.I.

[1] Solo l’accoglienza riservata al trailer ha registrato 250 milioni di visite su YouTube. In Italia sono stati venduti 180 mila biglietti nelle prevendite, mentre a livello internazionale sono 2.75 milioni i biglietti venduti in 39 nazioni, facendo raggiungere il più alto numero di prevendite mai registrato.

[2] La proiezione è un meccanismo di difesa arcaico e primitivo che consiste nello spostare sentimenti o caratteristiche propri, o parti del Sé, su altri oggetti o persone.

[3] In particolare, il singolo Love me like you do (Ellie Goulding) è stato al primo posto  nelle classifiche ufficiali di vendita in Inghilterra, Germania, Svezia, Svizzera, Austria, Norvegia e Irlanda;  ha  venduto più di 1.2 milioni di copie e totalizzato oltre 62 milioni di views sul web .

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